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sabato 16 febbraio 2013

I marinai, questi superstiziosi



La storia della marineria è intrisa di riti scaramantici ancora oggi diffusi. Stregonerie, esorcismi, rituali pagani e religiosi erano e sono il pane quotidiano di capitani e marinai sempre attenti a non sfidare le regole della fortuna e ingraziarsi, con riti propiziatori, la benevolenza degli elementi naturali.

Mai cambiare nome alla barca
Cambiare il nome a una barca porta male, perché una barca possiede un'anima come le persone, e come le persone viene immediatamente riconosciuta attraverso il suo nome. Il nome di una barca ne richiama le caratteristiche e quindi mutare il nome è come una truffa: insomma, è come se si volesse nascondere, chissà perché, il passato dell'imbarcazione. Ma se per caso l'operazione "cambia nome" fosse necesssaria? Bene (male), è possibile, ma è necessario seguire una procedura complicatissima.
1) Far stappare una bottiglia di vino rosso da una vergine (necessario trovarne una) e farne aspergere il contenuto sulla prora.
2) Cancellare il vecchio nome, lasciando la barca quanto più tempo senza, nella speranza che "lei" dimentichi la vecchia identità e non  si accorga della nuova. 
3) Una volta cambiato nome, si va a mare per un miglio. Poi si torna indietro cercando di passare sopra la propria scia tagliandola (andando a zig zag) per sette volte.
4)  Collocare una moneta sotto l'albero. Lo facedvano anche gli antichi romani. I francesi ammettono solo un'eccezione: solo a Ferragosto è possibile dare un nuovo nome alla propria barca, seguendo però scrupolosamente un rigoroso rituale. La barca ribattezzata deve veleggiare di bolina, compiendo una serie di brevi virate, disegnando così un percorso a zigzag. Poi deve poggiare e scendere in poppa piena. Se ci opensate bene, questo percorso rappresenta un serpente che si mangia la coda.

Mai portare un ombrello a bordo. 
 Tutti i marinai lo sanno, ma nonostante alcune riscerche non sono riusacito a capire il perché.

Animali buoni e animali cattivi. 
 In genere gli squali se ne stanno alla larga da una barca a vela, ma state attenti se per caso uno segue la vostra scia: gli antichi marinai inorridivano: per loro era un cattivio auspicio perché si credeva fosse in grado di fiutare l’odore della morte. Guai a fargli del male: avrebbe significato naufragio sicuro. Diversamente i delfini e i gabbiani sono di buon augurio e anche il gatto a bordo ha una posizione di privilegio. I delfini, saltando davanti alla prora proteggono la nave, a meno che il branco non la abbandoni al suo destino cambiando improvvisamente rotta; anche i gabbiani sono dei protettori, mentre gli albatri, i grandi uccelli marini del nord, attirano invece la tempesta. Nessun uomo di mare si sognerebbe mai di far del male ad un delfino, un albatro o un gabbiano, specie a questi ultimi che, secondo una leggenda, incarnano le anime dei marinai morti in mare; i loro stridii ricordano delle grida di qualcuno che da lontano cerchi di richiamare l’attenzione di un amico dal quale non riesce a farsi capire.

Persone sì e persone no.
Anticamente (anticvamente?) era una cosa tremenda incontrare, prima di intraprendere una navigazione, una persona coi capelli rossi, strabico o con i piedi piatti. Se questi gli avesse rivolto la parola per la barca sarebbe stato un naufragio sicuro.L’unico modo di esorcizzare questo influsso malefico era in extremis di parlargli prima che questo sfortunato dai capelli rossi, strabico o con i piedi piatti, potessefarlo a sua volta.
Stessa sorte per chi sulla via del mare incontrava un avvocato, categoria da sempre detestata dai marinai (io ho un casino di amici avvocati e anche velisti, speriamo non  me ne vogliano...), in particolare da quelli inglesi che li chiamavano spregevolmente “Iandsharks”, squali di terra.  Anche i preti erano tenuti alla larga dalle imbarcazioni: averne uno a bordo avrebbe rappresentato infatti un’aperta sfida a Satana. Un prete a bordo significa sfida aperta a Satana, che le proverà tutte per far colare a picco la nave: sarebbe meglio evitare. E oltretutto il prete, che tra i suoi vari uffici ha quello dell'estrema unzione, è in confidenza con la morte. Anche il marinaio ci convive, ma proprio per questo non vuole niente che la ricordi: una delle usanze più ''disumane'' della marineria velica prevedeva l'immediata spartizione dei beni di un marinaio finito da poco in mare, per cancellare di lui ogni traccia, soffrire meno la sua mancanza ma soprattutto evitare di pensare al fatto che poteva capitare a chiunque dell'equipaggio. Comunque la diffidenza verso i ministri degli dei è universale a bordo: persino i giapponesi non volevano bonzi sulle loro navi.


 Guai a chi fischia. 
 Secondo gli inglesi non si doveva fischiare a bordo perché portava vento fortissimo nelle vele.
  
Un colore proibito: il verde.
I marinai non si sono mai vestiti di verde, perché si dice che è un colore che porta sfortuna. In realtà
esiste un motivo che convalida questa scelta: il verde è un colore che in mare è quasi impossibile
scorgere, e se un uomo vestito di verde cade fuori bordo....

Le scarpe, ah le scarpe....
Quando salite a bordo e, magari per non sporcare la coperta, vi togliete le scarpe, abbiate l'accortezza di non riporle con la suola verso l'alto: secondo i marinai è un gesto che porta male poiché assomigliano a un'imbarcazione capovolta.

Quando partire e quando no
  Con l'avvento del cristianesimo, i navigatori si ritrovarono in difficoltà per scegliere il giorno in cui partire. Una nave o una barca non avrebbero dovuto infatti intraprendere un viaggio di venerdì perché era il giorno in cui Cristo era stato crocifisso. Allo stesso modo, non si poteva salpare il primo lunedì di aprile perché coincideva con il giorno in cui Caino uccise Abele. Anche il secondo lunedì di agosto era meglio restare in porto: in quel giorno Sodoma e Gomorra furono rase al suolo. Partire il 31 dicembre era altrettanto di cattivo auspicio perché era il giorno in cui Giuda Iscariota s'impiccò.

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