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giovedì 12 maggio 2016

Stefano a bordo, una sicurezza

All’anagrafe fa Stefano Liggio, ma per me è Stefanuzzo. Ha appena 23 anni, ma è già un marinaio preparato e con esperienza. Ha scoperto la vela pochi anni fa, ma è un testone: decise che avrebbe fatto del mare la sua professione ed è quello che sta facendo. Ha fatto corsi, esami, ha speso un capitale ma adesso è in possesso di un Master GT 200 preso in Inghilterra (raramente lo si consegue al di sotto del 40 anni) che lo abilita al comando di navi da diporto senza limiti di lunghezza e fino a 200 tonnellate.
I suoi genitori lo volevano ingegnere, come il papà. Ma lui è riuscito a convincerli che la sua strada è a mollo. Ha trovato genitori intelligenti che non solo lo hanno ostacolato, ma quando è stato il caso, lo hanno incoraggiato e spinto.

Non so perché, ma Stefano mi vuole bene (e io a lui, ma non diteglielo spesso, altrimenti si monta la testa). Assieme a Mario (altro personaggio che prima o poi vi presenterò) hanno dubitato delle mie condizioni di salute e pochi giorni prima della partenza mi hanno comunicato la loro decisione: “Per una settimana veniamo con te”.  E siccome avevano messo la faccia seria, non ho potuto opporre resistenza.
Avere Stefano a bordo dà sicurezza. Le sue tasche sono come quelle di Eta Beta: c’è di tutto. In un borsone, a parte i suoi effetti personali, ha portato: barrette energetiche, frutta liofilizzata, noci e noccioline, filo cerato per cucire le vele, set  di fusibili, pc con cartografico e gps esterno, felpe per le varie temperature, cerata, cintura di sicurezza, cuscino gonfiabile, stivali, coltellino tuttofare, telefonino hi-tech che, a parte il caffè – fa di tutto.  L’unica dimenticanza sono stati gli occhiali da sole per la notte, ma poi ho capito perché: perché semplicemente non esistono. In caso contrario avrebbe portato con sé anche quelli.
Mi piaceva quando il vento cominciava a rinforzare e lui si divertiva ad ottimizzare le vele e quando si riusciva a guadagnare mezzo nodo di velocità, a bordo di Horus era festa grande. E quando al traverso si superavano i 7 nodi, poco ci voleva che si stappasse lo champagne.
E poi è un grande cuoco e un grande cuoco da barca. Quando eravamo in rotta verso maratea e siamo entrati in una piccola (ma non tanto piccola) burrasca e abbiamo deciso di percorrere venti miglia all’indietro e andare a ripararci a Vibo Valentia, Stefano cucinava con Horus che si piegava ora su un fianco, ora sull’altro. E in piena burrasca abbiamo mangiato una amatriciana che più buona non avrebbe potuto essere.
Stefano e Mario sono sbarcati a salerno, hanno preso il treno e sono tornati in Sicilia. Mario mi ha raccontato dell’insofferenza del “bimbo”. Non ce la faceva più. E dire che in sole sette ore hanno percorso all’incontrario un tragitto che in barca è durato oltre 75 ore. Quando si dice che fra il treno e una barca a vela la differenza c’è.
Adesso è in partenza per Londra per ritirare la sua licenza di comandante (comandante vero, non della domenica come il sottoscritto). Poi tornerà a fare l’ufficiale su una barca di 30 metri che lavora tutta l’estate facendo charter di lusso.

Buon vento e buon mare, ragazzo mio. Te li meriti.

Video:
Stefano ai fornelli

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