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lunedì 18 febbraio 2013

Vivere in barca e perdere i propri diritti



Anche la libertà, a quanto pare, ha dei costi. Da alcuni mesi sono un pensionato. Fino al mese di luglio del 2012 ero un lavoratore dipendente, giornalista. Prendevo uno stipendio fisso e su questo pagavo le tasse (alla fonte). Una volta in pensione, ho lasciato la casa che avevo in affitto, venduto la macchina e con la liquidazione ho comprato una barca. E qui vivo, libero di andarmene dove voglio: l'unico a cui devo chiedere permesso è il vento.

Bene. Anzi, ottimo. Ma questa libertà ha un costo che per me è insopportabile: la perdita di alcuni diritti fondamentali. Per esempio, il diritto (riconosciuto dalla Costituzione a tutti i cittadini) alla salute. Fino a quando ero un lavoratore dipendente e una residenza fissa, potevo andare dal mio medico di base, a Palermo. Adesso, che me ne sto a zonzo nel Mediterraneo, se ho un mal di testa, un'influenza o altri malanni di poco conto cosa faccio? Prendo l'aereo e torno a Palermo? Potrei andare in una guardia medica, ma solo dopo le otto della sera o nei fine settimana. Oppure in un pronto soccorso, intasandolo. E pagando anche un ticket, visto che si tratterebbe di cose di poco conto.
Tutti noi abbiamo una tessera sanitaria con un chip che registra (o dovrebbe registrare) la nostra storia medica. Bene, basterebbe andare da un qualunque medico e lui, inserendo la tessera in un lettore, saprebbe chi ha davanti.
Il problema sarebbe risolvibile con quella che i politici amano chiamare "riforma a costo zero", cioè una vera e propria tessera del vagabondo. Uno arriva in un porto, si reca dal più vicino medico di base, gli mostra la tessera del vagabondo e viene curato. E' vero che i medici hanno un "tetto" sul numero degli assistiti, ma basterebbe definire una percentuale (bassa), per esempio del 2 o 3%, destinata ai senza fissa dimora ma non per questo meno cittadini.
Un'altra limitazione: non avendo una residenza fissa, dove ricevere multe, comunicazioni, atti giudiziari, eccetera? Per email, per esempio. Ma lo Stato dovrebbe imporre a tutti i propri uffici di utilizzare la posta elettronica certificata (Pec).
Tutto questo vale, ovviamente, non solo per i matti come me che abitano in una barca, ma anche a tutti quelli che, per lavoro, passano più tempo in giro per l'Italia che a casa. Cittadini di serie B anche loro?
cliccate qui per vedere un'intervista della Rai
#vivaivagabondi