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mercoledì 17 aprile 2013

Nebbia fitta al ritorno in porto



Alle 5 del pomeriggio, viste dal largo, alcune nuvole (almeno così a me sembravano) coprivano le falde di Capo Zafferano, il promontorio che fa da "porta"  al golfo di Palermo. Diedi uno sguardo all'orizzonte, in direzion e Nord: un fiume di nuvole basse spuntavano dal mare e cominciavano a correre verso terra. In quel momento mi trovavo a quattro miglia dal porticciolo di San Nicola. Meglio rientrare, pensai.

Per far prima, visto il vento troppo leggero, tolsi le vele e accesi il motore. La barca andava a sei nodi e a quella velocità non sarei potuto rientrare prima di un'ora e mezza. Preparai con largo anticipo le cime di poppa e misi al loro posto i parabordi. La nebbia, perché di nebbia si trattava, si estenvedas a vista d'occhio. Ormai Capo Zafferano non si vedeva più e al posto di una temperatura più che primaverile c'era un venticello freddo e umido.
Scesi in cabina per prendere la maglietta che avevo tolto qualche ora prima. Tornato in pozzetto, il sole continuava ad illuminare il mare, ma nion si vedeva più. La visibilità era scesa a non più di cento metri. La diga foranea, che di giorno mi guida all'imboccatura del porto, era sparita. Per rientrare l'unico mezzo era quello di affidarsi al Gps. Misi il motore al minimo perché c'era da stare attenti anche alle reti che i pescatori calano proprio in quella zona. Decisi di uscire da quel labirinto, anche se quesato comportava un percorso più lungo. Diressi la prua verso Termini, in modo da costeggiare la terra e ritrovarmi automaticamebnte all'imboccatura del porto. C'erano momenti in cui la nebbia era talmente fitta da non riuscire a vedere la prua di Horus. In quelle condizioni, un radar mi sarebbe starto oltremodo utile. Ma sono abituato a sbrigarmela con quello che ho.
Non potendo vedere nulla, cercai di stare attentissimo ai rumori. Per fortuna il mare era calmo e l'unico suono che sentivo, a parte il borbottio del motore che andava a 1.500 giri, era l'acqua che accarezzava lo scafo. Se nei paraggi ci fosse stata qualche altra barca, l'avrei sentito.
Due miglia dal porto. Ridussi ancora i giri del motore, pronto a deviare o a fare marcia indietro se se ne fosse presentata la necessità. Un miglio, poi cinquecento metri e io ero ancora immerso in quella atmosfera surreale, circondato dal nulla e dal silenzio. Tentare di centrare il porto sarebbe stato un azzardo tannto che pensai anche di rimettere la prua al laergo e attendere che la nebbia si diradasse. Ma i due Gps mi davano la stessa posizione: impossibile che i due sbagliassero e facessero lo stesso errore. Diedi fiducia alla tecnologia. La traccia sullo schermo mi indicava che ero perfettamente allineato con l'imboccatura del porto. Acceso il pilota automatico per potermi concentrare nel tentativo di vedere qualcosa. A duecento metri dal porto credetti di vedere il molo di sopraflutto. Il motore era  al minimo, spensi il pilota automatico e mi rimisi al timone. Era davvero la diga foranea. Il molo di sottoflutto restava ancora invisibile. Poi una veloce schiarita, ma sufficiente a vedere il benzinaio che è il mio punto di riferimento per poi cominciare a fare manovra all'indietro per poi ormeggiare al mio posto. Dopo qualche minuto, Horus stava tranquilla in mezzo a due Dufour, uno antelucano e l'altro dell'ultima generazione.
Un pescatore che mi aveva visto rientrare, cvenne a trovarmio in barca. Cose da pazzi, disse, la nebbia davanti al poprto non l'aveva mai vista. In alto mare sì, ma a terra.....
 


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