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sabato 14 maggio 2016

Ma che ci faccio dentro una barca?

A volte mi chiedo cosa ci faccio qui e la risposta è sempre la stessa: non saprei stare altrove. In questi quattro anni che vivo nella pancia di Horus ho avuto la conferma che i sogni si possono sognare e anche vivere. Scrivo non per farmi leggere, ma per buttare fuori quello che ho dentro. E da quello che scrivete voi ho capito che posso aiutare qualcuno a sognare sogni che non può o non vuole vivere.

Ma sognare fa sempre bene. In mare ho visto tante albe e tanti tramonti. Ho visto delfini timidi che mi guardavano da lontano e delfini sfacciati che spostavano la prua di Horus e poi, sempre loro, la rimettevano in rotta.
Ma non ho mai visto due albe uguali, due tramonti uguali, delfini uguali ad ali delfini. Come sulla terra non esistono sosia: esistono persone che si somigliano, ma nessuna è uguale all'altra.
Nemmeno noi siamo uguali a noi stessi. Oggi mi sono soffermato davanti allo specchio e ho potuto contare gli anni, i mesi e perfino le ore che mi sono lasciato alle spalle. E quando mi capita di pensare sl percorso già fatto, alle burrasche e alle bonacce che ho attraversato (più sulla terra che in mare), evito di intristirmi aprendo una carta nautica e tracciare una rotta che devo ancora percorrere. Insomma, guardo avanti per non guardare dietro.
Ma il peso del passato non si può mettere sotto il tappeto come quando si scopa senza voglia e senza interesse.
E allora andiamo avanti. Ancora qualche giorno a Salerno, così smaltiamo l'effetto di certe stronze di pillole e poi torniamo in mare.
Mi voglio gustare la costiera amalfitana senza mettere la prua dentro i porti. Domani mi studierò carte e portolani, mi rileggerò il Mancini, e fisserò sul plotter i punti di ancoraggio. Occhio e croce, farò tappe anche di tre o quattro miglia. E se in una rada l'ancora terrà bene e starò bene, ci rimarrò anche più di un giorno.

Ecco, andiamo a scoprire posti nuovi. E al primo che mi dice ancora che il mare è tutto uguale, gli do la patente dell'idiota. Neppure il mare è uguale a se stesso. Proprio come noi.


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