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venerdì 24 giugno 2016

Navigare in solitario, ma con una rete di protezione: gli affetti

 Facebook, c’è chi lo dice, è uno strumento del diavolo. Sarà. Ma a me sembra anche un’ottimo strumento di chi, come me, va per mare non solo nei fimne settimana.
Io, quando vado in giro, lo faccio con una meravigliosa rete di protezione:
 gli amici di sempre che mi seguono e che, se dovessi averne bisogno, arriverebbero con la velocità di una saetta;
gli amici veri e virtuali di facebook. Molti li ho conosciuti davvero e siamo diventati amici veri, amici in carne ed ossa, cuore e passione. Elencarli tutti sarebbe fare torto a molti.

 
Da sinistra; Ivan De Francesco, Benedetto Carbone,
modestamente io, Francesca Scroppo
Allora ne voglio citare – e solo a mo’ di esempio – uno, Ivan De Francesco. Ivan, che ora è in pensione, era un colonnello. Ha una stazza superiore alla media, una faccia bonaria e un sorriso accattivante. Ha una compagna, Franca, con la quale forma una coppia da prendere ad esempio. Ama la vela e ama vivere il mare. Ha una barca, un Comet 375, che si chiama Masciò e che lui ha curato e rifinito facendone un vero gioiellino. Ed è una brava persona, cosa che di questi tempi non guasta. L’ho incontrato l’anno scorso, durante il mio giro della Sicilia in solitario. L’ho incontrato per la prima volta a Trapani, nei pontili della Lega Navale. “Buongiorno”, “buongiorno”.  Poi mi chiede: “Posso fare una foto dei tuoi pannelli solari? Sai vorrei montarli anche io”. “Ma figurati, fotografa pure”. Fine della storia.
Lo rivedo dopo un paio di giorni nella sede della lega Navale di Mazara. I pannelli solari erano già alle nostre spalle e la nostra conoscenza ha fatto qualche passettino in avanti con un caffè a bordo di Horus. Fine della seconda puntata.
Poi, dopo qualche giorno, ci si rivede alla sede della Lega Navale di Sciacca (anche qui "adottato" dalla efficientissima Antonella Marin). Io lì mi sono fermato per più di dieci giorni: dovevo mettere ordine nel passato della mia vita e cominciare una terapia che mi ha messo fuori gioco per un po’. Ivan e Franca in quei giorni sono stati i miei angeli custodi. Ogni sera a cena assieme nel ristorantino della Lega (avviso i miei amici saccensi, fra un po’ arrivo!), ogni sera mangiare, parlare e ridere fino alle lacrime. E allo scambio dei numeri di telefono, il che normalmente suggella l’inizio di un rapporto vero.
Non la faccio lunga: oggi, se dovessi aver bisogno, Ivan e Francesca sarebbero tra i primi ad essere nel mio mirino. All’inizio di quest’anno non stavo benissimo in salute. Loro, che erano a Messina assieme ad un altro personaggio a cui è impossibile non voler bene, Benedetto Carbone, sono arrivati fino a Palermo, siamo andati a pranzo assieme e poi se ne sono andati. E quando il mio vecchio telefonino è andato in fondo al mare, che fa Ivan? Ne prende uno dei suoi, si fa la coda alla posta e me lo spedisce.
Ecco, Ivan è una delle tante amicizie nate sui gruppi dei velisti matti di facebook e oggi è uno che guai a chi me lo tocca. Poi potrei parlare di Marianna De Micheli, un’attrice che in una barchetta di 9 metri, assieme al suo gatto ha fatto tutto il percorso da Genova a Trieste: l’ho accompagnata virtualmente nel suo percorso siciliano e siamo diventati, credo di poterlo dire, amici anche se non ci siamo mai visti personalmente.
Con Monica e Mario Garofalo 
Poi c’è la rete delle mie famiglie: quella di S. Nicola (Mario, Monica, il loro figli e la nonna, Angelina, che mi vuol bene come un figlio), quella di Ragusa (Biagio e Giada con i loro figli Alice e Lorenzo. Nel cantiere del Marina di hanno rimesso a posto Horus e mi hanno trattato come uno di famiglia. E così anche loro fanno parte della mia famiglia, così imparano a trattare bene le persone). Poi ci sono i “ragazzi” che mi aiutano a tenere a Galla Horus (Luigi, Gilson, Benedetto ai quali si è aggiunto anche Daniele).
E poi c’è la rete della Lega Navale: ovunque sia andato, sono sempre stato accolto e viziato al di là degli statuti e dei regolamenti. Adesso sto scrivendo dalla base nautica di Pozzuoli e sono stato adottato da Paolo, un medico ottimo velista e simnpaticissimo. A lui devo dire varie volte grazie.
Marianna De Micheli assieme a Biagio Romano
 e ai figli di quest'ultimo: Lorenzo e Alice
Insomma, come vedete, navigare da solo non significa essere soli. Ho, per esempio, un router e un portolano vivente che si chiama Alessio. Non c’è posto in cui stia per andare che non riceva una delle sue dritte.
Queste reti danno un senso di sicurezza e di protezione. E quando ci si sente protetti e al sicuro, si possono anche fare dei piccoli azzardi e mettersi alla prova con delle piccole-grandi sfide.
Domani andrò in rada a Procida, poi tornerò a Castellammare (anche lì, nella sede della Lega, sono stato accolto come il nonno di casa, benvoluto e sopportato. E grazie a Paterizia che non mi ha mai negato un suo sorriso). E poi, se mi vorranno ancora, vorrei passare qualche giorno alla Lega di Salerno (dove, il mese scorso ho abusato della loro infinita pazienza, soprattutto di quella di Lucio Balsamo).

Ecco, volevo dirvelo: si sta bene con il paracadute degli affetti umani. 


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