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mercoledì 22 giugno 2016

Pesca grossa prima del Canale di Procida

Io ho una teoria: per pescare ci vogliono canne, esche e culo. Tanto culo. Io, modestamente, ne ho avuto in dosi - diciamo così - superiori alle media. Non per nulla, a dispetto di tanti acciacchi, sono ancora qui a rompere. E non per nulla, quando il culo si ricorda di essere tale, si riesce anche a pescare. E' avvenuto all'alba di martedì, alla partenza da Nettuno con quattro sgombretrti (due piccoli e due medi). Poi, per trenta miglia, niente di niente.
Ad una decina di miglia dal canale di Procida comincia a rinforzare il vento e a montare il mare. Tolgo la randa e al gran lasco, con il solo genoa, si va a poco più di cinque nodi (carena sporca, anzi sporchissima), ma domattina verrà un sub, qui a Pozzuoli, a darle una pulita radicale). Horus, colpita al giardinetto da ondine di un paio di metri o poco più rolla. Ma sta nei patti e non mi lamento. Penso a quanto è bella la mia barca-casa e a come si comporta bene in ogni condizione di mare, quando il cicalino della canna "grande" si mette a urlare. Tiro la canna dal suo supporto, tolgo il cicalino e stringo un po', ma non molto, la frizione.
E' un pesce, non uno dei tanti sacchetti. Ogni tanto mollava la pressione e ne approfittavo per recuperare filo. Poi lui, il pesce, ricominciava a tirare. Sicuramente era roba grossa: il mio "peso massimo", in tutta la mia vita, non ha mai superato i due chili, due chili e mezzo. Questo, sicuramente, era più grande.

E allora, santa pazienza e proviamo a salpare la bestia. Un gioco come quelli tra gatto e topo: quando lui tirava, gli davo filo. Quando si stancava, recuperavo. Dopo una buona mezz'ora di tira e molla. il tonnetto, che poi era un "allitterato" era dietro la poppa. Un colpo di raffio e già in pozzetto. Un paio di  minuti, e poi è stato pulito: meglio pulirli subito questi pesci per evitare l'emigrazione di sempre possibili vermi dall'apparato digerente alla carne.

Pensavo ad una stazza di una quindicina di chili, ma poi, quando ho fatto le porzioni, ho scoperto che il suo peso era poco superiore ai dieci chili. Sempre un record per il sottoscritto che tra le sue tante qualità (si fa per dire...) non possiede quella del bravo pescatore.
Mi hanno chiesto come l'ho pescato. La prima risposta, spontanea e quindi sincera, è la serguente: culo. Ma poi mi corre obbligo di aggiungere una piccola notazione tecnica: si andava a 5 nodi, 5 nodi e mezzo, mare mosso e come esca un polipetto rosso con testa piombata e forata (crea una scia di bollicine d'aria) e doppio amo. Non so se ha abboccato per questo, ma così è stato.
Che fine ha fatto? Brevemente: una parte è andata a Ciro, il marinaio della Lega navale di Pozzuoli che è stato pazientissimo con me nelle operazioni di ormeggio con vento, poca acqua per manovrare e un'elica che a marcia indietro non vuol sapere di fare il mestiere per il quale è stata costruita.
Un'altra partre, a tocchetti piccoli, è stata fatta a straccetto con mentuccia e succo di limone. Un'altra, (due mega tranci), è stata grigliata. E domani si farà pasta con ragù di tonno.
E dopodomani si mangerà carne!!!!




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