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mercoledì 20 luglio 2016

La Cina sarà anche lontana, ma la Sicilia è sempre più vicina

Il tramonto della luna a Tropea
A Vibo Valentia la sveglia suona alle 4. Io ho il sonno pesante e per sbegliarmi ho bisogno di un qualcosa, come dire?, di forte. Nel Pc ho installato un'applicazione che. al momento del buongiorno, fa partire un suono soimile a quello che le navi fanno in caso di nebbia. Siccome i suoni del mio pc sono educati (insomma, si snetono poco), uso come amplificatore la radio stereo. E così, senza problemi, alle 4 mi sono svegliato.
csaffettiera sul fuoco, accendo il motore così comincia a scaldarsi, apro la tasca della randa e libero la drizza. Imposto la rotta sia sul gps che sta sulla colonnina del timone, sia su quello che sta sull'Ipad e metto la felpa: sarà che siamo quasi ad agosto, ma alle 4 del mattino sento il bisogno di coprirmi.


Il caffè è bevuto, il motore è a temperatura, mollo le cime ed esco. Un po' mi spiace lasciare Vibo. Qui tutti mi hanno fatto sentire a casa e approfitto di questo blog che è tutto mio e sul quale scrivo quel che voglio e quando voglio per ringraziare chi mi ha accolto con braccia e cuore aperto. Mimmo, per esempio. Ci siamo conosciuti lo scorso anno nel porto di Reggio e da allora siamo diventati davvero amici. Lui è una persona dal cuore grande. Quando capisce che non sto benissimo, è quasi certo che arriva una sua telefonata. Oggi è partito, ma ha cambiato programma: voleva andare in Grecia e invece si farà la costa settentrionale della Sicilia. Ci rivedremo, assieme a sua moglie Anna e a sua figlia Aurora a san Nicola.
Gli amici, grandi amici, di Vibo Valentia
Poi ci sono Alfonso, Anna e la piccola Sofia (ha tre anni e si muove in barca come un gatto, semplicemente perfetta). Hanno una "sorellina" di Horus, un Sun Odyssey 34.2. Barca molto bella, La loro è elegante, la mia vissuta. Mi hanno regalato delle bvottoglie di vino "fatte in casa". Un rosè al quale mancava la parola. Mancava, perché se ne sta andando come se fosse acqua.
Lì a Vibo ho conosciuto una coppia di loro amici, Nicola e Angela. Tutti assieme abbiamo cenato a bordo della loro barca: grigliata di carne fatta con un marchingegno che prima o poi dovrò avere a bordo di Horus.
E poi come non ringraziare Arcangelo, il gran capo del marina Azzurra che mi ha ospitato per una settimana e che mi ha trattato non come un cliente di passaggio, ma come uno di casa?
Insomma, alle 5 ho mollato le cime e sono uscito. L'idea - ecco il perché della levataccia - era di arrivare almeno fino a Milazzo. In caso di venticedllo sostenuto, anche Tindari. La voglia di casa cresce e dopo tre mesi di vagabondaggio in solitaria si sente il bisogno di fermarsi un poco. Se fossi stato in due o comunque non da solo, forse sarei ancora a infettare il Mediterraneo con la mia pipa, ma siccome così non è e aggiungo che anche la salute non è al meglio, allora si torna.
Non che a san Nicola abbia casa, perché io la casa, Horus, me la porto appresso. Anzi, per essere più precisi, è la casa che mi porta in giro. Pensavo che se sento voglia del mio porto, forse sono ancora un uomo di terra e non di mare. Ma alla fine che importa?
Quello che hanno trovato a Pozzuoli attorno all'elica
Esco dal porto di Vibo e il vento è quasi nullo. Il mare, invece, c'è e si annuncia con una onda lunga importante. Alzo la randa e la cazzo al centro. Il rollio diminuisce un poco. Stavolta è un vero trasferimento, visto che le miglia da percorere sono un po' più di sessanta. vado a duemila giri e Horus va a meno di cinque nodi. A bassi regimi ci sono delle vibrazioni: mi sa che anche stavolta ho preso qualcosa nell'eleica. Ma il nostro mare è diventato un immondezzaio: a Pozzuoli un sub mi ha pulito la carena e ha depositato sulla banchina un casino di lenze da pesca e cimette varie che facevano compagnia all'assse e all'elica-Credo che da Vibo a Gioia tauro ci sia stato il bis. vedremo do mani.
Man mano che mi avvicino a Tropea. l'onda lunga dienta anche molto alta. Si sale e si scende come sulle montagne russe. Il vento, sempre di prua, non supera i 10 nodi di apparente. Npon passa un'ora che vedo davanti a me il mare che cambia colore e penso: cazzi in vista.
Infatti. Il vento stavolta aumenta, ma neppure tanto e resta sempre di prua. Il mare, invece, diventa più scuro. L'onda lunga sparisce come d'incanto e cominciano i primi frangenti. Indosso la cintura e tolgo l'amaca dal pozzetto: oggi non è cosa. le onde arrivano proprio sul fianco e ogni tanto che ce è qualcuna che si schianta e Horus si piega. Cambio rotta e mi allargo un poco. ora le onde arrivano al mascone, ma in cambio aumentano di altezza e diventano sempre più violente.
Non sono il solo a trovare riparo a Tropea
Chiamo per radio la Guardia Costiera di tropea per sapere come è la situazione sul Golfo di Gioia Tauro, dopo Capo vaticano. Tutto sommato - pensavo - faccio ancora un'ora di balletto e poi dritto verso la Sicilia. Ma da Tropea la risposta non ammette l'inizio di un dibattito: "le conviene ripararsi in  porto, il mare va aumentando".
Perfetto. Accanto a me c'è un peschereccio che mi fa capire quello che tutto sommato a borso si percepisce meno: il mare era incazzato davvero. Per radio sento che altre tre barche a verla stanno riparando in porto. Allora capisco che la cosa è seria. Enytro i n porto e  vado ad ormeggiarmi sulla banchina del Marina. vado a registrarmi e spiego che ho il bancomat distrutto e che avrei potuto pagare solo al mio rientro a Palermo. Nessun problema, ma le tariffe in alta stagione non sono proprio popolari. La giornata in porto trascorre tranquilla, fatta eccezione per i vicini di barca che erano davvero dei grandissimi scassacazzi. Una coppia che litigava tutto il tempo e che telefonava in continuazione. E io costretto a sentirmi i fatti loro.
La spiaggia di Tropea
L'indomani lascio il porto per vedere com'era il mare. Onda lunga di nuovo. Non mi andava di rimettermi a litigare con il mare, anche se la situazione era di gran lunga migliore del giorno precedente. Torno indietro e mi metto all'ancora davanti alla spiaggia di Tropea. Ma l'onda lunga faceva rillare la piccola Horus come e peggio che in navigazione. E siccome sono "squieto" di natura, come diceva mia nonna, tiro su l'ancora e mi rimetto in rotta. Obiettivo: Gioia Tauro. In alternativa, la spiaggia di santa maria, subito dopo Capo Vaticano.
Cerco di rintracciare Renato, un amico di Gioia Tauro che trova sempre il modo di ospitarmi da lui. Ma al telefonino non risponde e nemmeno sul messenger. Allora chiamo Daniele, un radio amatore di reggio che ha un cognato che si chiama Massimo ed è pilota al porto di Gioia. Parlo con Massimo che, però, non si trova a Gioia Tauro ma a Villa San Giovanni. "Non ti preoccupare, parlo con un mio collega e vediamo di rintracciare Renato".
La risposta tarda ad arrivare e chiamo la Capitaneria di Gioia: loro hanno sempre un posto per il transito: insomma, ti fanno affiancare ad una imbarcazione dei Vigili del Fuoco. Ma almeno passi la notte tranquillo in porto. Mi dicono che devono verificare con il nostromo la disponibilità del posto che mi avrebbero richoiamato per radio.
Il mitico Renato
Nel frattempo arriva la risposta di massimo: "Renato ti aspetta in porto". Richiamo per radio la Capitaneria e dico di aver risolto. Gli uomini e le don ne della Guardia Costiera, che in questi tre mesi ho disturbato più di una volta, sono sempre stati gentili e disponibilissimi. Gente di mare.
A proposito di mare: l'onda lunga diminuisce, il vento sale ad una decina di nodi e passato capo vaticano si naviga che è un piacere.Ma poco prima di arrivare al traverso di Nicotera, il vento sale ad una quindicina di nodi e il mare torna ad incazzarsi. Il vento arriva proprio di poppa, che non è il massimo come andatura. Ma di mettermi a fare bordi non ci penso neppure. Ci pensa il vento a togliermi dagli impicci: gira e ora mi arriva al traverso. Arrivo ad un miglio dal porto e calo le vele.
Rimetto in moto il motore e sento che le vibrazioni al'elica continuano ad esserci. Ma non ci penso ed entro nell'area di disimpegno del porto spinto da una bella onda di poppa. Sul pontile, ad aspettarmi, c'è Renato. "Ti ho seguiro sul marinetraffic.com e ho capito che avevo il tempo di andare a prendere un caffè". Mitico Renato.

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