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domenica 13 gennaio 2013

L'uomo del mare

di Daniele Billitteri


Sarebbe facile raccontare di Giovanni Chiappisi aprendo la cassetta degli attrezzi per prendere la chiave romantica dell'uomo che ha detto addio alla metropoli e ha eletto domicilio su una barca di dieci metri o giù di lì. Poi prendere il cacciavite del vivere alla giornata. E la chiave dei lunghi racconti di un passato abbandonato senza rimpianti e di un futuro-non futuro per la scelta di un interminabile presente. Possono mancare i delfini che giocano con la chiglia? E Le onde alte come il grattacielo di piazzale Ungheria (quello abbiamo: pazienza...). Prendiamo anche la livella di un retropensiero nostalgico, ungiamo con un po' di bislacca dolcezza. Et voilà.
Ma questo lo può raccontare chiunque, un cronistello implume, fresco di lettura di Hemingway, una bella signora non più giovane caduta in quella grande macchina dell'acchiappo che è un lupo di mare e la sua barca e che per una notte si è sentita tanto agnellino.


Io, invece, la borsa degli attrezzi la lascio chiusa perché per raccontare Giovanni non devo ricorrere a nessun trucco, non devo evocare nessun luogo comune, cioè quelle parentesi che contengono una somma riassuntiva che non cambia mai.
Sono andato a trovarlo stamattina alla Cala dove lui e la sua Horus galleggiano pigramente sullo stagno che riflette un cielo che colora il mare schiarendo lo scuro delle acque limacciose. Lui mi aspettava e mi comincia a parlare di questa sua casa-compagna accarezzandone ogni ricciolo, ogni scottina, il sartiame da nove millimetri, gli stralli. E parliamo di timoni a vento, di pale eoliche, di pannelli solari, di disslatori, di VHF, di radar meteorologici, mi gratifica della conferma della lettura quotidiana del Meteobilli. Facciamo il caffè e ce lo beviamo seduti al tavolo di carteggio.
Horus è un casino. Ma non perché Giovanni è disordinato. Non solo, comunque. Il fatto è che ci sono lavori in corso, adattamenti in parte avviati in parte virtuali come il Grande Sogno che li motiva. Giovanni esce da un impegnativa competizione col suo corpo. Per quanto incredibile possa sembrare, ha avuto un problema di testa per risolvere il quale c'è stato bisogno di far sorgere un problema di cuore. Di solito è al contrario, ci pensate? Uno ha un problema di cuore e lo risolve con la testa, si fa persuaso, se ne fa una ragione. Giovanni, l'eccentrico Giovanni, ha fatto al contrario. Gli hanno dato una mano in California dove, in sostanza, ha fatto da cavia. E gli ha detto bene perché c'è riuscito e adesso aspetta il tempo necessario per rimettersi in forma
E anche stavolta insieme con Horus: un'aggiustata lui, un'aggiustata lei, una ritoccata lei, un allenamento lui. E' così che Giovanni tra un mesetto e qualcosa prenderà il mare per andare a Siracusa, poi da lì metterà prua a Levante e se ne antrà a svernare nel Peloponneso. Tanto chi lo assicuta? E nel frattempo, sempre con grande calma, proverà a capire come deve essere questo rapporto d'amore tra lui e la sua compagna. Cosa si può e cosa non si può fare, cosa le piace e cosa piace a lui.
A Giovanni, lo so, piace il mare aperto, oltre le dodici miglia quando la curvatura della Terra ti assicura che non vedi la terra. E allora, tempo permettendo (Giovanni è matto ma non è pazzo), tira giù la tela e si lascia andare alla deriva. Mai espressione fu più tradita di questa. Dice Giovanni che lasciarsi andare alla deriva è fantastico perché i pensieri pesanti te li lasci per mare e affondano negli abissi dove trovano creature misteriose che li divorano come fossero motti arguti. Restano i pensieri più leggeri che, appunto, galleggiano e lo accompagnano alla deriva. E anche lei, Horus, non sentirà nessun timone che la costringe in una direzione. E nessuna vela tenterà di piegarla con la scusa di offrire resistenza al vento che è cane che non conosce padrone.
Giovanni mi racconta, parla, parla, è bellissimo. Cioè è bruttissimo ma i suoi occhi brillano come la stella polare (ahi ahi, luogo comune in agguato) Insomma gli occhi parlano per lui e lui ci aggiunge solo parole e dalla bocca escono attributi della felicità, di una piccola malinconia che, magari, è tale solo per me, uomo metropolitano, felice nel traffico, passeggiatore di cagne e di qualche generosa signora. Che ne so io della felicità dell'uomo che diventa plancton? Credo di scambiare per malinconia una scelta di vita. La vita cui Giovanni è attaccato come solo può esserlo che ha potuto dare un'occhiatina dall'altra parte. Ma pensate che uno così compra una casetta vicino all'ospedale perché non si sa mai? Che comincia a sentirsi invalido anche se tecnicamente non lo è di più di qualsiasi suo coevo? Ma non diciamo stupidaggini. Giovanni si scodella il mediterraneo, per quest'anno. Ma la testa ce l'ha a Ponente dove comincia il Mare e non vede l'ora di sentire le imprecazioni delle isteriche scimmie di Gibilterra mentre Horus mostra il culo in segno di derisione e i gabbiani planano con quel loro finto pianto angoscioso.
Navigherà a Ponente, sapiente dell'energia dei venti costanti, col suo timone a vento che lo tiene in rotta e l'amaca che lo culla tra il genoa e la randa nei giorni calmi e tiepidi delle bonacce e delle brezze.
No, no, aspettate: Giovanni non è un asociale, non è un eremita che fugge dal mondo. E' il mondo che fugge da lui per le poche risposte che è in grado di dare alle troppe domande che tutti noi gli facciamo. Giovanni è un uomo felice, entusiasta, ha amici a decine per ogni grado bussola (tutti sono 360, i gradi). E in ogni porto trova sempre il pescatore che sa di Neruda, il vecchio che provvede con cura di sole alle sue rughe, il tonnarello che sacrifica al suo sano appetito, la moka che gorgoglia nella cucina mentre al forno c'è l'agnello con le patate. Vi pare una vita triste?
Giovanni partirà e logni sera reciterà la preghiera del marinaio perché il signore provveda a dargli sempre acqua davanti e vento di dietro e se così non deve essere, che lo aiuti a non perdersi d'animo per non perdersi nel mare. Ma anche se dovesse accadere, questo fa parte del contratto.
Giovanni partirà e noi soffieremo col pensiero nelle sue vele e sarà un pensiero d'ammirazione e mentre stringe gli occhi per vincere il bagliore infiammato del sole del tramonto, sentirà nelle orecchie lo stridere delle nostre voci... Giovanni, e che cazzo, ti spicci con questo titolo, amunì che è tardissimo...chiudi quella cazzo di pagina! E lui sorride ora come sorrideva allora e schiacciava l'occhio a Rambo per dirgli: poco ne ho di questa vita. Ora che siamo fuori, lui ed io, posso finalmente chiedergli di perdonarmi.