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venerdì 6 maggio 2016

A Gioia Tauro accolto come uno di casa

La prima "tappona" di 120 miglia è stata fatta e stasera si dorme a Gioia Tauro. E' la prima volta che entro in questo porto, ma sono stato trattato - come mi capita sempre più spesso - come uno di casa. In questi mesi ho conosciuto un radioamatore, Daniele Panella, che con la moglie Rita e la loro bambina abita a Villa S. Giovanni. Il mondo è piccolo: Daniele ha un cognato, Massimo, che lavora nel porto di Gioia Tauro: "Parlo con lui e si troverà una soluzione. Chiamalo qualche ora prima di arrivare a Gioia". E io, qualche ora prima di arrivare a Gioia, chiamo Massimo, il cognato di Daniele: "Prendi questo numero della Capitaneria di Porto e parla col Nostromo". Chiamo il Nostromo e scopro che c'è un posto gratuito destinato ai transiti e me lo danno con l'impegno, una volta ormeggiato, di andare in capitaneria e mostrare i documenti della barca, quelli miei e quelli dell'equipaggio (che poi sarebbero Mario e Stefano).

Il Nostromo, gentilissimo, mi spiega come entrare nel porto e poi nella "darsena dei servizi" la cui imboccatura, senza un buon cartografico, è difficile da individuare.
Prima di entrare chiamo la centrale della Capitaneria, mi annuncio e vengo autorizzato. Entro nella darsena di servizio e sul pontile di una associazione privata u n signore fa cenno di accostare. pensiamo sia uno dei soliti ormeggiatori a caccia di clienti da spennare e facciamo cenno che siamo diretti verso il posto indicatoci dalla capitaneria, ma lui insiste e chiede di parlare con Giovanni. Allora ci fermiamo e lui ci dice che vuole ospitarci perché amico di Giovanni. Io, lì per lì, non lo riconosco, ma mi rendo conto che è più facile ormeggiare  da lui che nel posto indicatomi dalla Capitaneria. Entriamo di poppa e ci affianchiamo ad un bellissimo e glorioso Alpa 11.50, il suoi. Il suo  di chi? Di Renato, Renato Coia.
A cena con Mario Garofalo e (a destra) Renato Coia
Per chi non lo sapesse, Renato è un mio "collega", anche lui vive da solo e vive da solo nella sua barca. E poi è un personaggio da letteratura: un torinese che fa il sub e che vive in Calabria, una persona "matura" che ha alle spalle 79 primavere e che con una agilità inaspettata sale a bordo di prua e che continua ad immergersi.
A me non piace essere scortese e chiamo massimo, il cognato di Daniele, per dirgli che non sono andato al posto della Capitaneria, ma in quello offertomi da Renato. Lui capisce e quasi si scusa per non potermi venire a trovare. "Ma vengo domattina e vi porto la colazione".
Alle 15, espletate le formalità in Capitaneria, per pranzo facciamo fuori il resto dell'insalata di riso e delle pennette con aglio, olio e mentuccia.
Rita e Daniele Panella
Mario, che pure aveva dormito un poco durante la traversata, torna in cabina e si addormenta (si sveglierà solo dopo le 20). Nel frattempo vengono a trovarci Daniele e Rita con un sacchetto con dentro il benvenuto: biscotti tipici della calabria, limoncello fatto in casa, una forma di caciotta e due barattoli di conserve (una di funghi e l'altra di pomodori secchi). Due persone deliziose che non vorrei perdere di vista.
Questo mio viaggio sta cominciando sotto ottimi auspici. Già alla prima sosta ho ricominciato ad assaporare il gusto dell'amicizia con persone mai viste ma alle quali già comincio a sentirmi legato. E, leggendo quello che viene scritto sulla mia pagina di facebook, mi ricordo di essere colutoi bene da tante persone.
Domattina sveglia alle 8, giusto in tempo per ricevere Massimo e prepararci alla partenza. Prossima destinazione: Maratea. Dovremo percorrere un centinaio di miglia e saranno 25 le ore di navigazione. In teoria dovremmo avere un vento di scirocco che ci spingerebbe su ad una velocità superiore alla media prevista, ma anche foriera di un mare formato che ci farà rollare e non poco. Ma meglio che affrontare un'altra interminabile smotorata.
Ma domani (o dopodomani) vi farò sapere come sta andando o come è andata.




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