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venerdì 6 maggio 2016

La magia della notte

Sono le 2.30 della notte e siamo nel bel mezzo del Golfo di Patti. Fra dieci miglia doppieremo Capo Milazzo e cominceremo l'ultimo tratto che ci porterà a Gioia Tauro. Finora abbiamo percorso un po' di più di 70 miglia, altre 42 restano da fare. Mario si è svegliato e ora è in pozzetto, imbacuccato come se fosse sulle Alpi. Stefano, invece, è in cuccetta a dormire. Io mi sono appisolato un'oretta in dinette e ora faccio compagnia a Mario.
Il vento è calato un poco (siamo attorno ai 10 nodi) ma continua a venirci sul muso. Quindi randa e motore. Anche le onde sono un po' meno alte, ma il rollio c'è sempre. A 1800 giri, Horus fila come non immaginavo: 5 nodi e mezzo. Calcoliamo di avere mezzo nodo di corrente a favore, ma il merito del motore e delle linee d'acqua della "bimba" non è di meno.

La navigazione notturna per me continua ad avere un fascino enorme. Di giorno si vede la terra, si notano i contorni della costa. Di notte ci si orienta con la carta nautica e con l'interpretazione delle luci. Un paio di ore fa c'era una luce lampeggiante molto forte: era un faro lontano (e quale faro?) oppure era una boa che segnalava qualche rete da pesca? Fatto il rilevamento rispetto alla prua, tutto lasciava intendere che poteva essere il faro di Capo Milazzo. Una occhiata alla carta e anche il forse se ne è andato: era il faro che segnalava la punta del capo. Luce bianca con un lampo della durata di otto secondi. Era lui.
Adesso con Mario guardiamo le stelle. "Sono un casino", dice lui. Ed è vero. Solo che qui in mezzo al mare, senza essere abbagliati e storditi dalle luci delle città possiamo vederle tutte. E se spegnessimo le luci degli strumenti e quella in cabina (lo so, dovrei mettere delle luci rosse: sarebbe utile, ma mi sembrerebbe di vestire Horus da puttana di auint'ordine), ne vedremmo molte di più.
Adoro la notte e adoro la notte in mezzo al mare. C'è un'atmosfera che mi riconcilia col mondo e con me stesso.
Mi spiace saltare la tappa di Vibo Valentia dovrei avrei rivisto alcuni amici conosciuti lo scorso anno quando feci da solomil giro della Sicilia. Se non vado in Sardegna, li vedrò a settembre, lungo la rotta del ritorno.
Peccato nin avere una macchina forografica in grado di fare riprese notturne: avrei cercato di condividere con voi la magia di questa notte.
Adesso, scritte queste righe e vebuto un buon caffè, torno su in pozzetto, a cazzeggiare con Mario e guardarmi attorno. Di notte gli animali sono più sensibili. Tutti gli animali, anche le bestie come me.


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