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sabato 4 luglio 2015

E sono ad un quarto della circumnavigazione della Sicilia (2 - continua)

L'alba appena uscito dal porto di S. Vito Lo capo
Non fidatevi dei nomi: uno pensa alle Eolie e scommette che è lì che Eolo, il Dio del vento, abbia posto dimora. Sbagliato: alle Eolie o c’è troppo vento o c’è bonaccia. E nella stagione estiva a prevalere è proprio la bonaccia. Qui in Sicilia, invece, è nel Trapanese che c’è sempre vento. Andate a vedere i grib e osservate che c’è in tutta l’isola non c’è un refolo: al massimo qualche leggera brezza.

Nel Trapanese (andiamo dalle Egadi fino a mazara e un altro pezzettino più a Sud) le termiche sono belle e sostanziose. Sono partito da S. Vito all’alba e lì c’era calma piatta: mare come l’olio. Pensate che per uscire dall’ormeggio ho mollato la cima di poppa sottovento, quella di prua, poi quella di poppa sopravento e in tutto questo tempo, libera come Jeanneau l’ha fatta, Horus è rimasta piantata al suo posto.
Sono partito all’alba e mi sono beato di uno spettacolo unico: il sole che, rosso come una palla di fuoco, sorgeva alla mia poppa, e a prua la luna che – stanca dopo aver illuminato per tutta la notte il nostro emisfero -  tramontava e andava a nanna.
In questi giorni, mi sono beato di albe e tramonti, albe e tramonti del sole e della luna.

In cambusa non poteva mancare l'origano selvatico del Trapanese

Mi sono lasciato il faro di S. Vito alla mia sinistra e, col motore a 1.300 giri (4 nodi, per me, è il giusto compromesso per andare a secco di vele) ho fatto rotta per 235°, giusto per passare a poso meno di due miglia da punta saraceno e trovarmi abbastanza fuori dalle secche al momento di arrivare in prossimità di Trapani.
In lontananza, in quel mare immobile che sembrava un dipinto, un branco di delfini ogni tanto emergeva per prendere aria. Speravo che si avvicinassero, ma non l’hanno fatto. Sarà per la prossima volta.
Punta del Saraceno, sormontata dal Monte Cofano
Alla mia sinistra sfila Monte Conero e si comincia a vedere bene il Monte Erice con la sua splendida cittadina medioevale (vale la pena fare una puntata fin lassù). In basso una lunga distesa di case: siamo a Pizzolungo. Lì La mattina del 2 aprile del 1985, poco dopo le 8:35, sulla strada statale che attraversa Pizzolungo, posizionata sul ciglio della strada statale, un'autobomba è pronta per l'attentato al sostituto procuratore Carlo Palermo che si sta recando al palazzo di Giustizia di Trapani a bordo di una 132 blindata, seguito da una Fiat Ritmo di scorta non blindata. In prossimità dell'auto carica di tritolo l'auto di Carlo Palermo, supera una Volkswagen Scirocco guidata da Barbara Rizzo, 30 anni, che accompagna a scuola i figli Giuseppe e Salvatore Asta, gemelli di 6 anni. L'utilitaria si viene a trovare tra l'autobomba e la 132. L'autobomba viene fatta esplodere comunque, nella convinzione che sarebbe saltata in aria anche l'auto di Carlo Palermo. L'esplosione si udì a chilometri di distanza.
L'utilitaria invece fa da scudo all'auto del sostituto procuratore che rimane solo ferito. Nella Scirocco esplosa muoiono dilaniati la donna e i due bambini. Il corpo squarciato della donna viene catapultato fuori dall'auto mentre i corpi a brandelli dei bambini finiscono dispersi molto più lontano. La Sicilia, purtroppo, è fatta anche di questo.
Il vento, intanto, comincia a dare i primi segni di esistenza in vita. Ma è tardi per alzare le vele: non mi metto a faticare per affrontare solo tre miglia. Il vento sembra non gradire questa mia decisione e, quando sono all’imboccatura del porto, rinforza: dieci, quindici, diciotto nodi. Un bel regalo per l’ormeggio.
Per chi non lo sapesse, Horus ha un’elica a due pale. Due pale fisse, non abbattibili. Il che significa che, prima di agguantare l’acqua e cominciare a spingere all’indietro, vuole il suo tempo. Ma ormai la conosco bene la mia bimba e riesco ad ormeggiare: avrei gradito che qualcuno dei ragazzi che mi hanno accolto al pontile, salisse a bordo e mi tirasse la cima di prua. Ma forse temevano (sbagliando!!!) di essere scortesi o di sporcare la barca. Vabbè: come fu e come non fu, sistemata la poppa sono riuscito anche a sistemare la prua. Mi sono fatto aiutare dal motore. Del resto, fa o non fa parte della dotazione base della barca?
Il mare, amici miei, sembra grande, ma è davvero piccolo. A dire il vero, lo è anche la terra. Se a San Vito ho rivisto Grazia dopo anni, tanti anni (eravamo amici di gioventù ed erano i bei tempi del liceo...), oltre a mario e Monica (la mia "famiglia sannicolana...), a Trapani è venuto a trovarmi Fulvio, uno dei miei amici del cuore (quelli, per intenderci, che valgono più di un familiare con cui non senti affinità). Nonostante i suoi due metri d'altezza (quando lo sfotto gli dico sempre di non farmi incazzare, altrimenti lo prendo a testate sulle palle), ha dormito su Horus, a poppa. Lui sostiene d'aver dormito bene. La mattina aveva tenuto una conferenza a Favignana e forse era stanco per aver parlato troppo. Boh, robe da intellettuali che da tre anni non riesco più a comprendere.
All'ormeggio nel porto di Trapani
Un consiglio a chi arriva a Trapani provenendo da est. Insomma, da Palermo. In prossimità del capoluogo, tenersi abbastanza lontani dalla costa: è piena di scogli e di secche. E quando il fondale è rassicurante, ci sono i pescatori con le loro reti.
Secondo consiglio: prima di arrivare all’imboccatura del porto (che guarda a Favignana e a Levanzo) pensate di essere arrivate perché vedete una scia di piccoli pescherecci che si infilano nel porto: non provateci neppure, visto che il fondale, in questa falsa imboccatura, è inferiore al metro. Loro entrano, voi affondereste.
Proseguite per un altro miglio, virate a sinistra e lì sì che potrete entrare. Il porto è abbastanza grande. Schivate navi e aliscafi che vanno già a tutta manetta subito dopo l’uscita del porto ed entrate tenendovi al centro. La Lega Navale, che mi ha ospitato con la consueta gentilezza che caratterizza tutte le basi nautiche che ho conosciuto, è dietro una scogliera. Se vi fate guidare per radio o per cellulare non dite di avere capito, perché le scogliere sono due e rischiate di trovarvi su un fondale da un metro.  Insomma, meglio passare per tonti e non rischiare che apparire figli adottivi di Einstein e finire a scogli.
A Trapani c’è un benzinaio che è alla radice del molo dal quale dipende il pontile galleggiante della Lega. Non si vede subito, ma c’è. Basta solo andare alla radice del molo in cemento.
Per chi vuole ormeggiare, ma non vuole spendere soldi (qui per un dieci metri, nella stagione estiva, ci stanno poco a chiedervi 50-60 euro) ci si può mettere all’ancora proprio a ridosso della scogliera che separa la Lega Navale dal resto del porto. In questo momento, per esempio, c’è un catamarano di 60 piedi che ha passato lì tutta la notte e che sembra voler fare il bis.
Domattina andrò via. Ho la tentazione di andarmene all’ancora a Levanzo (un’isola che adoro e alla quale mi legano tanti dolci ricordi) oppure andare direttamente a Mazara del Vallo. Marsala, invece, è una tappa che ho deciso di escludere: alla Lega Navale non posso andare (hanno un pontile, ma con un fondale di 80, proprio ottanta,  centimetri….).

E finora le miglia percorse sono 124
Deciderò con calma domattina. Stasera mi sentirò con i miei medici e cercherò di capuire quando dovrebbe cominciare una nuova terapia che mi terrà fermo per diversi giorni. Insomma, vivo alla giornata. Il che, tutto sommato, è quello che volevo fare quando, esattamente tre anni fa, ho lasciato la terra per trasferirmi in barca.


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