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sabato 28 maggio 2016

E a Castellamare ora bevo solo "acqua della Madonna"

A bordo di Horus adesso c’è anche un bidoncino da 10 litri pieno d’acqua. Embè? Embè c’è che questa non è un’acqua normale e il bidoncino non l’ho comprato per essere una riserva nel caso si bucassero i serbatoi della barca. Il bidoncino è pieno di “Acqua della Madonna”.
Dire acqua della Madonna non è imprecare contro chi ci guarda da lassù, ma è un’acqua minerale che sgorga naturalmente nelle fontane adiacenti al porto di Castellammare di Stabia.  Anche l’acqua che è distribuita ai pontili della Lega Navale è “della madonna”, ma è solo un po’ meno frizzante e, dicono, mantenga le sue proprietà per un tempo minore.

Castellammare, è bene ricordarlo, è la città delle acque e delle terme. Le acque a vario titolo considerate minerali o terapeutiche sarebbero 28. Ma a me l’idea di bere l’acqua della madonna mi ha intrigato fin da quando Alessio Patania, un altro vagabondo del mare, me lo  ha detto.
Assieme a Bernardo, uno dei funzionari della lega Navale, mi ha accompagnato alla fonte. Anzi, alle fonti perché sono due. Qui sostengono che si tratta di acque differenti. Appena avrò fatto fuori il primo bidoncino, andrò a provare la seconda.

Quella che sto bevendo adesso è quella “originale”.  Gli esperti sostengono che, grazie alle sue proprietà,  l’acqua della Madonna mantiene le proprie caratteristiche organolettiche inalterate nel tempo, per questo motivo era utilizzata nel passato dai navigatori che si apprestavano a intraprendere lunghi viaggi prelevandola direttamente dalla fonte che si affacciava anche sul mare. Proprio a causa dell’uso che se ne faceva, fu chiamata anche acqua dei Naviganti. E io navigo.



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